Il tema del giorno è: Cosa fare dell’attuale sistema pensionistico.
Ed allora giù a fare previsioni per sottolineare il fatto che si vive di più e meglio; la conclusione, non esplicitata è che siamo una società di vecchi e che i pensionati sono un costo insostenibile.
In sostanza coloro che hanno lavorato per 35 anni non possono più andare in pensione perché camperebbero troppo a lungo e lo Stato entrerebbe in perdita.
Ma scusatemi, a parte il fatto che coloro che vanno in pensione con il cosiddetto sistema misto già ora devono tirare fino ai sessantacinque, e con la pensione ribassata, ma lo sapete che l’obbiettivo dei licenziamenti è il lavoratore cinquantenne? Le aziende non sanno che farsene, producono poco, secondo loro, e non vedono l’ora di licenziarlo.
Allora guardatelo questo quadro, al posto delle vostre belle proiezioni. Una generazione che è stata protagonista della produzione in Italia gettata dai datori di lavoro nel secchio della spazzatura, rimpiazzata magari dagli interinali o dai lavoratori a progetto, una altra generazione, la prossima, in pensione a sessantacinque anni con una pensione da fame, e nel futuro giovani ridotti a mendicare una pensione privata perché fanno parte del cosiddetto “lavoro flessibile”.
E contate pure i danni dell’economia sommersa, l’evasione del lavoro nero, invece di lamentarvi di quelle quattro carabattole provenienti dal mercato asiatico.
E veniamo agli immigrati. Sono coloro che possono garantire un minimo di sopravvivenza per le entrate INPS negli anni futuri, a condizione che si operi una politica reale del governo dell’immigrazione, e che si smetta di considerare un lavoratore immigrato non in regola come un pericoloso delinquente invece che una risorsa per il Paese a cominciare dai contributi pensionistici che saranno versati una volta regolarizzato.Immigrazione sviluppo e cooperazione
Spesso, quando si affronta il tema delle migrazioni viene posta la necessità dello sviluppo della cooperazione con i Paesi di emigrazione.
Considerazione giusta,ma occorre forse approfondire il ragionamento.
In primo luogo per alcuni Paesi, in special modo per quelli africani il rapporto tra popolazione in età lavorativa e sviluppo del paese stesso è talmente sbilanciato che nessun incremento del Pil, nemmeno esplosivo e quindi nemmeno realistico può risolvere il problema in termini ragionevoli.
La struttura produttiva, lo stato di indebitamento, la continua aggressione alla base della loro economia, per la maggior parte rurale, da parte delle scelte operate dall’Occidente non permettono nessun incremento del Pil in termini nemmeno accettabili, condannandoli ad un ripiegamento sulle scelte possibili a volte, troppe volte, indicate dall’FMI.
Ora la Cooperazione allo sviluppo è una cosa importante; si può dividere grossolanamente in due tronconi.
1. La Cooperazione di tipo “governativo” quella cioè basata su accordi tra Stati che prevede in genere grandi opere, in genere realizzate da imprese occidentali. Inutile dire che al Paese in Via di Sviluppo rimane l’opera mentre i proventi della realizzazione, e tutto il know how necessario rimangono presso le imprese costruttrici in Occidente. Ripeto, è una estremizzazione ma il gioco funziona praticamente così.
In realtà la Cooperazione non governativa ha un grande pregio, quando è fatta bene. Può modificare la qualità dello sviluppo anche se non incide sulla qualità. E’ il caso, ad esempio, della sperimentazione basata sulle coltivazioni che restituiscono valore alla biodiversità e ripropongono prodotti sulla filiera del mercato equo e solidale. Non cito altri esempi per brevità, ma ci sono ottimi progetti in campo medico, nelle attività produttive piuttosto che nelle comunicazioni.
Il vero problema è quello della scelta del governo nell’indicare le attività ed i Paesi che vengono indicati come prioritari, oltre naturalmente allo stanziamento dei fondi necessari.
Occorre però ripartire dall’affermazione principale: la cooperazione non ferma i flussi migratori, perlomeno non nel breve e nel medio periodo.
Può fare però alcune buone cose: ad esempio potrebbe aiutare coloro che vogliono migrare a costruirsi un buon progetto migratorio di partenza, fornendo notizie sui Paesi che si vogliono raggiungere, indicando i bisogni occupazionali di quei Paesi, aiutando attraverso anche la formazione professionale il raggiungimento di standard accettabili, creando infine nella coscienza di chi vuole migrare la consapevolezza che il suo progetto può essere realizzato od è destinato al fallimento. Non è che questo possa fermare un flusso di disperazione ma insieme alle altre scelte in campo economico e di governo delle migrazioni può essere un buon aiuto.
Infine può essere interessante un attività di aiuto per il reinserimento di chi ritorna con alle spalle il fallimento della migrazione. Non sono pochi. Su di loro pesa il trauma psicologico dovuto alla non riuscita oltre, molto spesso all’indebitamento necessario alla partenza. Queste persone hanno comunque acquisito esperienze e professionalità che possono essere rimesse in gioco nel loro Paese.
I cani latrano, la carovana segue il suo cammino
Questo proverbio arabo citava il vecchio Naguib Mahfuz quando veniva a commentare la situazione tra Israele e mondo arabo sulla Palestina. Voleva continuare a spiegare che era nella storia, nel percorso della storia, che arabi ed israeliani dovessero incontrarsi finalmente e che questo incontro sarebbe stato in gran parte la risultante del crescente dialogo culturale universale accelerato dagli effetti della globalizzazione.
Egli, moderato, aveva preso posizione contro la guerra in Irak, pur condannando come feroce dittatore Saddam Hussein.. Prefigurava, come conseguenza diretta un periodo di devastazione in tutto il mondo arabo Le sue posizioni, però, non gli valsero la remissione della fatua che lo aveva colpito e che gli costò nel 1994 un attentato da parte degli integralisti che lo aspettarono sotto casa pugnalandolo al collo.
E’ l’unico scrittore in lingua araba che ha ricevuto il premio nobel per la letteratura, per saperne di più dovrete cercare sui siti, anche in italiano, dedicati a lui ed alle sue opere, siti che peraltro rimandano un amore grandissimo per la sua figura e per le sue opere.
Io ritengo di poter dire solo che lo ritengo uno scrittore eccezionale; ogni volta che rileggo “Vicolo del mortaio”, od “Il ladro ed i cani”, mi ritrovo nelle strade del Cairo, guidato con presa sicura dai suoi personaggi così veri, dalla prostituta al santo del vicolo, mi ritrovo nel caffè insieme ai soldati e mi dispiace di non poterlo leggere nella sua lingua per poterlo gustare al meglio.
Anche qui il discorso è molto più complesso perché occorre definire regole del mercato del lavoro giuste e non punitive come quelle della legge 30.
Italiano aggredito
Dalle ultime notizie sembra che l'Italiano che ha denunciato una aggressione da parte di naziskin in Germania si sia inventato tutto. Tanto meglio
A proposito; 40 lapidi al cimitero ebraico milanese sono state distrutte. Non si può ascrivere il fatto ad un semplice atto vandalico. E' lo stesso antisemitismo di sempre e sempre c'è il serpente nazifascista dietro.